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Racconto di un viaggio – Budapest

Budapest, conosciuta come “La Perla del Danubio”, è una delle città più importanti d’Europa, tanto per la sua storia e la sua cultura, quanto per la bellezza che la contraddistingue. Basta passeggiare per le sue strade e addentrarsi nei suoi vicoli, attraversare il Danubio sui magnifici ponti che uniscono Buda, l’antica sede reale, a Pest, il cuore economico della città, o con una crociera tra le luci della sera, passare un pomeriggio alle terme circondati dalla neve o gustare una squisita colazione da Gerbaud, per rendersi conto di quanto questa splendida città abbia da offrire. Certo, si potrebbe discorrere sulla scarsa gentilezza degli ungheresi o sulla necessità di restaurare alcuni palazzi, ma la differenza fra turisti e viaggiatori sta proprio nella capacità di questi ultimi di guardare oltre le apparenze per scorgere la bellezza più autentica delle cose.

Prologo. “Un’offerta che non potranno rifiutare”

Ottobre. Quattro amici, in preda a un bisogno impellente di fuggire dalla realtà quotidiana, si ritrovarono inaspettatamente davanti ad un’offerta imperdibile per un viaggio verso la magica città di Budapest. Era un vero affare, perciò il quesito si pose immediato e spontaneo: prenotare o non prenotare? Questo è il dilemma, si dissero. Fecero qualche ricerca, chiesero consiglio ai più saggi, ci pensarono su qualche giorno e finalmente decisero: basta, partiamo!

Nel frattempo, altri tre simpatici amici, che stavano osservando la scena da dietro le quinte, si meravigliarono di cotanta determinazione e pensarono “più siamo, meno spendiamo”, no? E così, in un batter d’occhio, i nostri amici passarono di livello: erano diventati sette. Il volo, gentilmente offerto dalla compagnia aerea Ryan air, era oramai prenotato, ma mancava ancora l’appartamento. La ricerca fu ardua, Budapest si rivelò una città dai mille volti, con centinaia di offerte a prezzi stracciati per abitazioni di suggestiva bellezza, ma alla fine la soluzione arrivò e non restò altro da fare se non prenotare. L’appartamento, lussuoso di nome e di fatto, si rivelerà al di sopra delle aspettative dei nostri protagonisti e offrirà loro un caldo e comodo rifugio nelle fredde giornate invernali della capitale europea.

Capitolo 1. “Sul bel Danubio blu”

Era la fine di Novembre e, nonostante le aspettative di un clima da -4° sotto lo 0, i nostri sette amici partirono carichi, pieni di eccitazione e voglia di girare. Il volo li accompagnò alla meta prestabilita senza intoppi, anche se fu proprio l’autobus che collegava l’aereo all’aeroporto, con la sua singolare nuvola di fumo bianco, a creare qualche tensione fra di loro, che stupiti e spaventati si ritrovarono senza sapere cosa fare, per poi rendersi conto della sua innocenza e proseguire il loro viaggio indisturbati. All’aeroporto li attese, col cartello con su scritto i loro nomi, l’autista del transfer giallo che li accompagnò dritti dritti al loro lussuoso appartamento in pieno centro, di fronte alla Basilica di Santo Stefano e alle luci della ruota panoramica e dei mercatini.

E da lì iniziò la loro avventura!

2°, Soleggiato. In città tutto apriva alle 10:00 – quantomeno durante il periodo invernale – dai mercatini ai negozi fino ai bar, quindi la loro tanto agognata colazione dovette attendere un po’, per poi risolversi in un caffè e cornetto da Starbucks, di fronte al quale scoprirono ergersi con magnificenza la statua bronzea di Shakespeare. Ghiotti per natura, pensarono bene di non lasciarsi sfuggire l’occasione di provare anche un piccolo strudel di mele e un panzerotto alla crema alle bancarelle dei mercatini.

Sul lungo Danubio, la cui vista dei monumenti sulla riva opposta era incantevole, incontrarono altre due statue bronzee, quella della Piccola Principessa, uno dei simboli della città con alle spalle il Castello di Buda, e quella del pittore ungherese Ignac Roskovics. Attraversando il vicino Ponte delle Catene (Szechenyi Lanchid) nonché l’icona della città, arrivarono ai piedi del Castello di Buda e lì si presentò il primo dilemma: per lo stesso costo di 6 euro a persona andata e ritorno, quale mezzo ci farà vivere un’avventura senza precedenti e l’ebbrezza del gelido vento sul viso? Questo si domandarono. Non c’era che da scegliere tra la funivia e il bus shuttle – come vi sarà facile intuire, andare a piedi non era un’opzione considerabile, per quanto possibile. Ebbene, il bus shuttle ebbe la meglio; sarà stato per il suo colore verde fluo o per il fascino della carrozzeria ben lucidata o forse ancora perché sarebbe stato a loro disposizione ogni 15 minuti, in ogni luogo in cui ne avessero avuto più bisogno per spostarsi. Durata la salita il freddo era pungente, poveri i nostri amici, ma la bellezza che li attendeva li avrebbe ripagati mille volte. La prima a fare capolino fu difatti la Chiesa di Mattia, i cui colori e l’imponenza la rendevano meravigliosa. Nella stessa piazza, oltre alla statua di Stefano I d’Ungheria, si trovava il Bastione dei Pescatori, un bastione tutto bianco in stile neogotico e neoromanico che prendeva il nome dalla corporazione dei pescatori che era stata incaricata di difendere quel tratto di mura durante il Medioevo. Dalle sue finestre, i nostri amici ammirarono e si godettero il paesaggio al di là del fiume, nonché l’isola Margherita, la collina Gellert e Pest, dove la vista del Parlamento li affascinò, letteralmente.

Proseguirono a piedi, avventurieri di rara audacia, e si imbatterono nel Labirinto del Castello, una tappa imperdibile per gli amanti del brivido. Prigione del conte Dracula e luogo di torture, era scavato sottoterra e perciò di pietra naturale, forse un po’ umido e angusto, ma ben segnalato per non perdervisi – non sarà stato un po’ poco “labirintico”? – con statue in marmo a ogni angolo e dame e signorotti di cera imbellettati nelle loro scenette accompagnate da musica da camera.

Camminare fa venire fame, pensarono uscendo dal Labirinto, e quale miglior modo di combattere il freddo e la stanchezza se non con una bella zuppa calda di gulash accompagnata da riso e spezzatino? Così si dissero e così fecero.

Quando ripresero il cammino ormai ben rifocillati, uno di loro si rese improvvisamente conto di una cosa e si fermò. I tuoi tetti e i tuoi palazzi dai colori soavi, il Danubio specchio delle più belle luci del giorno e della notte, gli scorci, le tradizioni così lontane dalle nostre e tutta questa atmosfera, che rende caldo il più freddo inverno: quanto sei bella, Budapest, si disse, e di corsa raggiunse gli altri.

Piazza Szent Gyorgy fu quella che percorsero per raggiungere le ultime bellezze di Buda, accompagnati dai colori del tramonto che in quella città arrivava presto, facendosi sipario sulle festose luci della sera. Indicarono la statua del Turul, il mitologico uccello sacro, e si fecero fotografare ai piedi della fontana di Mattia (o di Matyas), ma fu il Castello di Buda (o Palazzo Reale) a lasciarli stupiti per la magnificenza della sua cupola, per le fattezze delle sue mura e per lo splendido panorama che offriva su tutta la città in procinto di scurire. Non si fecero scoraggiare dal non poter entrare nel Castello; ebbene, non è che non potessero effettivamente entrarvi, ma non li convinceva il dover passare per le impervie vie della Galleria Nazionale e del Museo Storico, perciò presero la strada più breve, quella che li avrebbe portati verso gli scorci sul Danubio con i ponti illuminati e l’imponente Parlamento.

Il bus shuttle si fece trovare esattamente dove essi sapevano e li portò esattamente dove doveva, al loro appartamento, che li attendeva già caldo e preparato per accoglierli. Ma la notte era giovane ed ora erano i mercatini ad aspettarli. Originali e piuttosto diversificati, così si mostravano quelli di Santo Stefano, con la strada piena di casette di legno e bottegucce di souvenir dall’aspetto invitante. Si trovava di tutto, dai tipici oggetti di artigianato locale ai souvenir calamitati, dagli schiaccianoci al vin brulè, fino a raggiungere la parte gastronomica in cui era possibile provare dal gulash al salame ungherese, dallo spezzatino ai panini con salsiccia alla paprika, fino alle ciotole di pane ripiene con le migliori squisitezze locali. Non si persero lo spettacolo di proiezioni sulla Basilica allo scoccare dell’ora ma restarono poco, finché la stanchezza non cominciò ad abbassare ad una ad una le palpebre e un misterioso gelo scese lento sul loro sonno, preludio di una giornata tutta nuova e tutta bianca.

Capitolo 2. “E la neve bussò…”

Sapete quando il buongiorno si vede dal mattino? Quando vi svegliate convinti che sia un giorno come un altro, ma poi aprite le tende e sentite gli spifferi gelati passarvi sotto e vedete le strade, le macchine, i tetti e gli alberi godere del peso e della sofficità della bianca neve.

-1°, Neve. La neve ha quel fascino particolare e misterioso che tende ad ammaliare, ma anche a creare una differenziazione tra chi si catapulta fuori e chi vi si avvia lentamente. I nostri amici, armati di guanti, cappellini e ombrelli, quella mattina si divisero: alcuni si fiondarono letteralmente nella neve, giocando con essa, ballando tra i ponti e immortalando ogni attimo con il cuore e con l’obiettivo; gli altri scelsero di seguire il suo scendere lento, camminando con calma accompagnati da un cielo bianco sopra la testa e le statue innevate, così come i monumenti e i tram di passaggio. Si rincontrarono al Parlamento, meta imperdibile per la stupefacente bellezza della sua cupola, delle inferriate dei suoi cancelli e della piazza circostante. Ahimè, un errore di calcolo non permise loro di entrare – i biglietti vanno assolutamente prenotati online e molto tempo prima – ma ebbero comunque la possibilità di inebriarsi della piazza, con le sue statue di marmo e gli alberi le cui foglie arancioni creavano un romantico contrasto con il bianco, e di godere di una calda cioccolata che li prepararono alla fredda giornata.

Sulla scalinata che univa la piazza alla riva del Danubio, videro il poeta ungherese Attila Jozsef seduto e di bronzo, e proseguendo lungo la riva indossarono, una ad una, le scarpe degli ebrei vittime di violenza durante la Seconda Guerra Mondiale, uccisi e gettati nel fiume, meditando sulla loro morte e piangendo la loro disperazione.

Trovare la metro fu per loro una vera e propria sfida, sembrò quasi che tutti i cartelli indicanti la “M” li sviassero, portandoli da tutt’altra parte; ma essi erano perspicaci e la trovarono inaspettatamente dietro l’angolo, pronta per portarli al Mercato Coperto, nei pressi del Ponte Verde, dove avrebbero scoperto una parte diversa del centro storico, più simile in quanto a monumenti a quelli austriaci. L’esterno del Mercato li stupì per la stessa particolarità posseduta dalla Chiesa di Mattia, mosaici sui tetti e colori caldi, mentre all’interno si presentò molto grande, ma anche ben organizzato e provvisto di qualsiasi tipo di prodotto, dalla materia prima al cibo tipico fino ai souvenir, per cui i nostri amici non si lasciarono sfuggire l’occasione di provare alcuni deliziosi piatti tipici preparati sul momento, spendendo tra l’altro molto poco. Ma non erano ancora a conoscenza del fatto che il paradiso li stesse aspettando dall’altra parte della città…

Dall’appartamento, la metro li portò nel parco Városliget, la fermata era precisamente “Széchenyi Furdo”, nientemeno che l’entrata di un maestoso edificio in cui erano incastonate le terme Széchenyi, le più antiche e preziose del Paese. Lì la temperatura delle acque termali nelle piscine esterne raggiungeva i 38°… avete capito bene, 38 gradi di piacere, mentre fuori i 0° si facevano strada tra le nuvole e il gelo. Solo alcuni dei nostri amici furono abbastanza temerari da riuscire nell’impresa, ma d’altronde come biasimare gli altri? Non era per tutti uscire in accappatoio e ciabattine in pieno inverno, per spogliarsi subito prima di gettarsi nel calore e nel vapore di quelle acque terapeutiche. La sensazione fu indescrivibile, l’unico modo per conoscerla era provare ad essere coraggiosi, per poi uscire da lì rinati e ringiovaniti, come d’altronde accadde ai suddetti temerari, e ripartire pieni di energie per l’ultima passeggiata al calar della sera.

Le folle infreddolite e sorridenti, i piatti e i bicchieri fumanti, le luci, le strade innevate, i bar illuminati pronti ad accoglierli per il loro tè, per farsi cullare e potersi godere quell’atmosfera per un’ultima, piacevole notte. Il sonno arrivò, ma non avrebbe portato con sé il bel sogno al risveglio, poiché l’indomani sarebbe stato un giorno lungo e pieno di altre bellezze da scoprire.

Capitolo 3. Arrivederci. Semmai ci rivedremo”

2°, Nuvoloso. Cornetto e cappuccino aprirono ai nostri amici il giorno della partenza, ma non se ne sarebbero potuti andare senza vedere coi propri occhi la Piazza degli Eroi. Non era la sua spaziosità né la solennità del suo obelisco a renderla affascinante, ma la forma ad angelo che quest’ultimo assumeva grazie al Monumento del Millenario alle sue spalle, contenente le statue degli uomini illustri della storia ungherese, come ali ai suoi lati. A destra e a sinistra della Piazza, al di là della strada, furono sorpresi dalla maestosità delle strutture neoclassiche del Museo di Belle Arti e della Galleria d’Arte Műcsarnok, ma non si aspettavano che oltre la pista di pattinaggio del parco Városliget, sulla riva del lago omonimo, avrebbero girato con ammirazione nell’incanto del Castello del Vajdahunyad. Non furono solo le differenze di stili dei suoi edifici – dal romanico al barocco – ad affascinarli, ma anche le invasioni di piante rampicanti sulle mura del Castello e i colori pastello di queste ultime o le statue nascoste dai rami degli alberi come l’inquietante statua dell’Anonimo, che si diceva facesse diventare grandi scrittori – ma uno dei nostri amici non ha mai creduto a queste dicerie – e la statua del Conte Sandor Karolyi, che sembrava godersi comodamente il silenzio che impegnava tutta l’aria di quell’incantevole Castello.

Avevano sentito parlare più volte della sgarbatezza degli ungheresi, ma ne avessero incontrato uno veramente sgarbato! All’uscita del Castello, la signora dei brezel gliene offrì uno a testa a metà del prezzo senza che le si chiedesse nulla, per il semplice gusto di offrirlo. Cos’è altrimenti la gentilezza?

Tornarono a Piazza Vörösmarty (Vörösmarty tér) per girare un po’ tra i mercatini al centro della città, nono molto diversi da quelli di Santo Stefano se non per la disposizione circolare, ma altrettanto accoglienti e piacevoli.

Nel tempo restante, accorgendosi di quanto poco mancasse alla loro partenza, pensarono bene di finire in bellezza e di arrivare a girare, seppur per poco, il Quartiere Ebraico, famoso specialmente per la sua Grande Sinagoga che non era altro che la più grande del continente. Il Quartiere, caratterizzato da edifici in mattoni principalmente scuri, si distinse subito lungo la strada dagli edifici chiari della parte moderna della città, e subito a sinistra si erse la suddetta Sinagoga con il suo stile eclettico e le sue cupole nere e dorate. Ma l’orologio ricordò loro che il volo non li avrebbe attesi e se ne andarono, portando nel cuore il desiderio di entrarvi, un giorno.

Tante risate segnarono il loro viaggio, così come la stanchezza delle lunghe passeggiate al freddo e la piacevolezza del pomeriggio passato alle terme, la bellezza che i loro occhi ammirarono e la bontà delle prelibatezze che assaggiarono, la godibile compagnia, la calma di un luogo tutto nuovo ed il ritorno in un altro ormai vecchio chiamato casa. Tutto questo fece del viaggio un’impresa meravigliosa, da cui i nostri amici tornare nuovi, diversi e pronti ad intraprendere qualsiasi altro viaggio alla scoperta del mondo e di se stessi.

Perciò non è un addio, Budapest, è un arrivederci. Semmai vi rivedrete, attendili ancora bella come sei.

 

I nostri amici

 

CONSIGLI E CURIOSITÀ:

  • Prima di partire: Ricordate di portare con voi la Carta d’identità valida per l’espatrio e la tessera sanitaria. In Ungheria la moneta in uso è il fiorino ungherese, molte attività accettano anche l’euro (seppur applicando un arrotondamento in eccesso, quindi pagherete qualcosina in più), la scelta più pratica è pagare con la carta, la postepay va benissimo. Per cambiare l’euro in fiorini potete avvalervi degli sportelli atm o dei tanti uffici di cambio in giro per la città (anche se in questi ultimi il tasso di cambio è altino e a vostro svantaggio).
  • Quando partire: Budapest cambia volto in base alle stagioni: visitarla in inverno è senza dubbio suggestivo, la neve, i mercatini di natale, il passeggiare per le strade sorseggiando un caldo vin brulé, ma il freddo e la neve possono trasformare l’atmosfera romantica in elementi di disturbo nella visita della città. Nel periodo invernale le temperature possono scendere fino ai meno 10 gradi, non ci siamo proprio abituati. Se decidete di partire in inverno ricordate di portare con voi stivali, guanti, sciarpe e maglioni a collo alto. Dalla Primavera le temperature iniziano ad essere più miti, se decidete di visitarla in estate è il luogo giusto per scappare dall’afa.
  • Il Viaggio: Il volo dura poco più di 2 ore, con volo diretto da Catania, l’aeroporto si trova circa 20 km dal centro (circa mezz’ora in auto), è quindi necessario organizzarsi per raggiungere l’hotel appartamento che avete scelto. A disposizione diverse possibilità: prendere il treno per arrivare in città e poi spostarsi con la metropolitana, prendere un taxi in aeroporto (il costo è all’incirca di 30 euro), o molto più semplicemente richiedere all’agenzia viaggi di procurarvi un transfer, molto comodo se, come nel nostro caso, arrivate alle 23.00.
  • La vita: La città non è cara, ma bisogna comunque far attenzione ai cambi: un euro vale circa 3.375 fiorini, è facile fare un po’ di confusione e non rendersi conto del valore delle cose. Uscendo dalla zona turistica si trovano deliziosi localini in cui mangiare o sorseggiare una buona cioccolata calda a prezzi più che convenienti. Per comprare i vostri souvenir vi consigliamo di fare una visita al mercato coperto, si trova un po’ fuori dal centro, ma è facilmente raggiungibile in metropolitana. Proprio di fronte al mercato troverete una delle architetture più belle di Budapest: il ponte verde, uno dei ponti che collega la parte di Buda con Pest.
  • Come muoversi: La città si presta ad essere scoperta a piedi per la maggior parte delle attrazioni, per spostarsi nei luoghi più lontani si può usare la metropolitana, le linee collegano agevolmente la città a tutte le zone più periferiche. Si può scegliere per l’acquisto dei biglietti singoli (acquistabili dalle macchinette con le corone o direttamente pagando con la carta) oppure degli abbonamenti.
  • Tappe imperdibili: Budapest vi conquisterà, il suo fascino è davvero irresistibile. Tappa immancabile le terme: in città ce ne sono davvero tante. Verificate però i giorni e gli orari di apertura, perché alcune terme a seconda dei giorni sono aperte solo per gli uomini o per le donne, mentre in altri sono aperte a tutti. Potrete noleggiare nelle strutture tutto quello che vi serve: tovaglia, cuffia, ciabattine e persino i costumi. Sorseggiare una cioccolata o gustare una fetta di torta da Gerbeaud: una tra le più famose e antiche caffetterie di Budapest. Non proprio economica, ma ne vale la pena!
  • Consigli: A Budapest si cena presto, intorno alle 20,00, organizzatevi per tempo o rischiate di restare a pancia vuota. Se alloggiate in una zona centrale, è suggestivo ammirare la città di sera: i ponti e il castello sono illuminati, il ponte delle catene cambia il colore delle luci ogni giorno, ma a mezzanotte le luci dei monumenti si spengono. A parte qualche locale la sera le strade sono solitarie, meglio andare a letto presto e svegliarsi di buon mattino. La lingua ufficiale è l’ungherese, ma essendo una città molto turistica basta anche una conoscenza molto basilare dell’inglese per farvi capire.

 

 

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